Il facile parallelo tra due bravi ragazzi – e ci dimentichiamo di nuovo di Giovanni Lo Porto.

Questo post lo scrivo in Italiano.  Perche’ serve.  Almeno a me.

In seguito al ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni, morto in evidenti circostanze tragiche, Repubblica pubblica un’intervista al fratello di Valeria Solesin, dottoranda uccisa al Bataclan il 13 novembre 2015.

Nell’articolo Alessandra Borella riporta le parole di Dario Solesin quasi ad azzardare un parallelo tra i due.  La famiglia Solesin ha sempre dato l’impressione di essere sobria e riservata, per cui non immagino che Dario Solesin sia a caccia di notorieta’, che ha gia’ tristemente acquisito in seguito all’omicidio della sorella.

Credo pero’ che sia stato piu’ facile per la giornalista accomunare due omicidi di “bravi ragazzi” piuttosto che differenziarli.

Perche’ il dolore e’ dolore, per chi lo soffre, ma la morte non e’ uguale per tutti.

In Vietnamita ci sono diverse parole per tradurre la parola morte.  Mi ha sempre colpito molto come nelle lingue asiatiche la morte sia una questione cruciale della vita e che quindi abbia diverse declinazioni.  In Vietnamita c’e’ la morte di flora e fauna, la morte di persona – sterile, oggettiva, scientifica- e poi ci sono la buona e la cattiva morte.  La cattiva morte e’ quella di coloro morti nell’atto di fare del male (jihadisti oggi e Americani allora) e la buona morte, quella eroica.

Senza nulla togliere alla brava ragazza veneta uccisa al Bataclan, la sua e’ una morte oggettiva.  Era nel posto sbagliato ed e’ stata uccisa.

Giulio Regenti, come Giovanni Lo Porto -che dev’essere una presenza davvero molto ingombrante per lo Stato e la stampa italiana, che hanno trattato la sua morte come un piccolo incidente di percorso- e’ morto della buona morte.  Entrambi sono morti per quello che stavano facendo, e quello in cui credevano.

Niente, solo questo.

Per esperienza so che essere chiamati perche’ “c’e’ stato un incidente” e’ una sofferenza atroce, ma non posso immaginare cosa voglia dire leggere i dettagli macabri con cui i giornalisti banchettano, e pensare che quello a cui hanno fatto quelle cose e’ proprio figlio tuo.

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